Il Santo - la sua vita


Giuseppe Moscati
San Giuseppe Moscati
Medico
Nato 25 luglio 1880 Benevento
Morto 12 aprile 1927 Napoli
Beatificazione 16 novembre 1975 Roma
Canonizzazione 25 ottobre 1987 Roma
Santuario principale Chiesa del Gesù Nuovo, Napoli
Ricorrenza 16 novembre
La scienza ci promette il benessere e tutto al più il piacere; la religione e la fede ci danno il balsamo della consolazione e la vera felicità, che è una cosa sola con la moralità e col senso del dovere. - San Giuseppe Moscati

San Giuseppe Moscati nacque da un magistrato, Francesco, e da una nobildonna, Rosa De Luca dei Marchesi di Roseto, settimo di nove figli.
Nel 1892 iniziò ad assistere il fratello Alberto, infortunatosi seriamente per una caduta da cavallo durante il servizio militare: da questo episodio cominciò a maturare la sua passione per la medicina. Dopo gli studi liceali, si iscrisse, nel 1897 alla Facoltà di Medicina; nello stesso anno morì il padre, colpito da emorragia cerebrale.

Medico, ricercatore, insegnante.
Il 4 agosto 1903 si laureò a pieni voti con una tesi sull'urogenesi epatica, lavoro che gli varrà anche il diritto di stampa e dopo pochi mesi si presentò ai concorsi per assistente ordinario e per coadiutore straordinario agli Ospedali Riuniti degli Incurabili, superando entrambe le prove.Si impiegò all'ospedale degli Incurabili dove rimarrà per 5 anni; la sua giornata fu sempre molto intensa, si alzava presto le mattine per recarsi a visitare gratuitamente gli indigenti dei quartieri spagnoli, prima di prendere servizio in ospedale per il lavoro quotidiano, e di visitare al pomeriggio i malati nel suo studio privatoua dedizione per gli ammalati non sottrasse mai il tempo per lo studio e la ricerca medica che perseguì attuando un equilibrio fra scienza e fede.
La sua partecipazione umana ai problemi dei pazienti, unita alle competenze mediche si espresse con atteggiamento riassunto in queste parole: "Esercitiamoci quotidianamente nella carità. Dio è carità. Chi sta nella carità sta in Dio e Dio sta in lui. Non dimentichiamoci di fare ogni giorno, anzi in ogni momento, offerta delle nostre azioni a Dio compiendo tutto per amore".
Nell'aprile del 1906, mentre il Vesuvio iniziò ad eruttare ceneri e lapilli su Torre del Greco, mettendo in pericolo un piccolo ospedaletto, succursale degli Incurabili, si recò prontamente sul posto, contribuendo a mettere in salvo gli ammalati, poco prima del crollo della struttura.
Nel 1908, dopo aver superato il concorso di assistente ordinario per la Cattedra di Chimica Fisiologica, iniziò a svolgere attività di laboratorio e di ricerca scientifica nell'Istituto di Fisiologia.
Nel 1911 un'epidemia di colera funestò Napoli ed egli fu chiamato a svolgere la sua opera di ricerca dall'Ispettorato della Sanità Pubblica, presso la quale presentò una relazione sulle opere necessarie per il risanamento della città, in parte condotte a compimento. Nello stesso anno, gli fu conferita la libera docenza in Chimica Fisiologica, su proposta del professor Antonio Cardarelli, da sempre ammirato per la preparazione del giovane medico. Fu anche socio della Reale Accademia Medico-chirurgica e direttore dell'Istituto di Anatomia Patologica. Era stimato dai giovani medici in tirocinio che lo seguivano durante le visite ai pazienti.
Dopo la morte della madre per diabete, avvenuta nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale presentò domanda di arruolamento volontario, ma la domanda venne respinta in quanto la sua opera fu giudicata necessaria in corsia, agli Incurabili, per prestare soccorso e conforto spirituale ai soldati feriti di ritorno dal fronte.
Nel 1917 rinunziò alla cattedra universitaria e all'insegnamento, per continuare il lavoro in ospedale e restare accanto agli infermi ai quali era molto legato.
Il Consiglio d'Amministrazione dell'Ospedale Incurabili lo nominò primario nel 1919, mentre è del 1922 il conseguimento della Libera Docenza in Clinica Medica generale, con dispensa dalla lezione o dalla prova pratica ad unanimità di voti della commissione. Numerose sue ricerche furono pubblicate su riviste italiane ed internazionali, tra le quali le ricerche pionieristiche sulle reazioni chimiche del glicogeno.

La concezione del rapporto tra scienza e fede.
Ebbe importanti successi come medico e ricercatore, dedicò la sua attività ed in generale la sua vita alla carità, all'assistenza dei sofferenti, anche nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente anche aiutandoli economicamente. La sua concezione del rapporto tra fede e scienza ben si riassume in un suo pensiero: «Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; e solo pochissimi uomini son passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell'eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene.»